Ascensione del Signore

Il brano odierno del Vangelo sembra riassumere la funzione fondamentale della Chiesa e dei credenti. Luca, infatti, apre e chiude il suo Vangelo nello stesso luogo: nel tempio, oggi potremmo dire nella Chiesa. Ci dice inoltre che i sui seguaci, di continuo, stavano “lodando e benedicendo Dio”. Dalla sua ascensione avevano preso questo coraggio e questa convinzione nell’attesa dello Spirito Santo “che il Padre mio ha promesso”. In virtù di questa parola sarebbero rimasti a Gerusalemme fino all’adempimento della promessa, per poi diffondere la buona novella tra tutti gli uomini di buona volontà. La novità della salvezza riguardava tutti gli uomini che avessero accettato l’insegnamento del Signore.

Ma quale è l’insegnamento del Signore? Luca lo sintetizza in una brevissima sentenza: “nel suo nome sarà predicata la penitenza e il perdono dei peccati a tutte le genti, a cominciare da Gerusalemme. Voi siete testimoni di queste cose”. Ecco, i seguaci devono in primo luogo testimoniare, cioè vivere la penitenza e il perdono dei peccati. Ma tutto questo non può essere fatto in modo personale, ma solo nel nome di Colui che ha patito ed è risorto il terzo giorno. Verità che “nel suo nome sarà predicata” e dalla quale discendono la penitenza e il perdono dei peccati che, solo nel sacrificio di Cristo, possono essere rimessi e assolti.

Luca, che qui chiude il suo racconto, lo riprende nel proemio degli Atti, dal momento in cui Gesù ha “dato ordini agli apostoli da lui eletti”. Ricorda la promessa del Padre e la necessità di attenderne il compimento a Gerusalemme e ancora la necessità del nuovo Battesimo per la penitenza e il perdono dei peccati. Questo è quello che i seguaci devono fare senza chiedersi altro. Quanto ai tempi definitivi per il ripristino del suo Regno, è una inutile curiosità. Il Cristo è esplicito al riguardo: “Il Padre con la sua autorità ha stabilito tempi e momenti che non spetta a voi conoscere”. L’importante è che, tramite lo Spirito Santo, diventiate miei testimoni tra le genti.

Paolo ci ricorda che questa ascensione del Signore è un pegno della nostra resurrezione in quanto la sua salita al cielo è un “apparire ora per noi al cospetto di Dio”. Chi lo segue è legato agli esiti del suo sacrificio. Se infatti è venuto nel mondo “per togliere i peccati di molti, una seconda volta apparirà senza rapporto al peccato, a salvezza di coloro che lo aspettano”. Salvezza che scaturisce dal suo unico e perenne sacrificio in virtù del quale gli esseri umani possono chiedere la remissione dei peccati per la loro salvezza eterna.

Ancora Paolo sottolinea che è “fedele colui che ha promesso”. Questa certezza deve fortificare la nostra fede per mantenere “indefettibile la confessione della speranza”. L’apostolo ci invita per questo a vivere “in pienezza di fede, aspersi e purificati i cuori da cattiva coscienza”. Vivendo poi di carità possiamo avere la certezza “dell’ingresso al santuario in virtù del sangue di Cristo, ingresso che egli ha inaugurato per noi, via nuova e vivente”.

Stampa Articolo Stampa Articolo