V domenica di Pasqua
Un contesto di travagliata vita comunitaria tra gli apostoli!
Il Vangelo presenta Gesù come «la Via, la Verità e la Vita» (Gv 14,6). Egli lo rivelò in un momento molto delicato: durante l’ultima Cena, poche ore prima di morire. I discepoli erano turbati perché uno dei loro compagni, Giuda Iscariota, se n’ra appena andato per mettere in atto il suo piano di tradire Gesù (cfr. Gv 13,21-30). Dopo la partenza di Giuda, Gesù disse loro: «Rimarrò con voi ancora per un po’. Mi cercherete; ma come ho detto ai Giudei, ora dico a voi: “Dove vado io, voi non potete venire”» (Gv 13,33). Queste parole di Gesù provocarono una fervida reazione in Pietro. Era pronto ad andare a tutti i costi ovunque Gesù andasse. Ma quel suo coraggioso zelo fu raffreddato da Gesù stesso, che profetizzò il suo imminente triplice rinnegamento (cfr. Gv 13,36-38).
Quel turbamento degli apostoli è anche lo specchio di qualsiasi comunità cristiana!
Non esistono comunità perfette. In ogni comunità possono verificarsi tradimenti della fiducia, abbandono da parte dei membri, atteggiamenti ingannevoli, persecuzioni, competizione tra i leader, disunione e incomprensioni, lotte di potere, fazioni. Gli scandali di abusi sessuali e l’attaccamento al denaro da parte di membri del clero hanno già allontanato molte persone dalla loro appartenenza ecclesiale. Ci sono cristiani scoraggiati dalla propria esperienza nella comunità e vivono in uno stato di “non frequentazione della chiesa”. Preferiscono credere in Dio in modo individualistico. Curano la propria vita spirituale aggrappandosi agli influencer dei social media. Rifiutano di impegnarsi gratuitamente nel settore liturgico, caritatevole ed evangelistico dei ministeri della loro comunità cristiana perché trovano difficile relazionarsi con gli altri. A tutti coloro che sono scoraggiati dai conflitti all’interno delle loro comunità, il Cristo risuscitato ci dice oggi: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se non fosse così, ve l’avrei forse detto che vado a prepararvi un posto? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, tornerò e vi prenderò con me, perché anche voi siate dove sono io. Voi conoscete la via per il luogo dove io vado» (Gv 14,1-4).
La «casa del Padre dalle molte dimore» è la Chiesa, sia terrena che celeste, nata dopo l’evento della morte e risurrezione di Gesù!
La figura simbolica della «casa del Padre» rappresenta la Chiesa terrena, che vorremmo fosse “una, santa, cattolica e apostolica”, senza tutte le divisioni sorte nel corso della storia tra ortodossi, protestanti, pentecostali e cattolici; senza scandali che offuschino la santità dei suoi membri; veramente aperta a tutti, accogliendo specialmente i più poveri e i più lontani, e fondata sulla fedeltà alla predicazione degli apostoli. Pertanto, la «casa del Padre dalle molte dimore» è la Chiesa visibilmente presente e attiva nelle innumerevoli comunità cristiane diffuse in tutte le nazioni del mondo. Tuttavia, i cristiani di ogni comunità terrena sono in forte e reale comunione con la Chiesa celeste, cioè con la moltitudine di fratelli e sorelle che sono già morti e ora godono della vita eterna nella Santissima Trinità, uniti a tutti i santi che, insieme alla Madonna, intercedono e aiutano a realizzare la nostra vocazione e missione in questo mondo.
Siamo invitati a valorizzare la presenza viva di Gesù nell’Eucaristia!
Nonostante tutte le divisioni e i conflitti che troviamo in ogni comunità cristiana, siamo invitati ad «avvicinarci al Signore, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma eletta e preziosa davanti a Dio» (1 Pt 2,4). Guardando al Cristo risuscitato, che rafforza la sua Chiesa terrena con il suo Corpo e il suo Sangue, nelle specie del pane e del vino, consacrati per opera dello Spirito Santo, siamo invitati a contemplare la morte di Gesù come un atto radicale di rifiuto, di esclusione, perché Gesù, secondo la citazione del Salmo 118,22, è paragonato ad «una pietra che i costruttori hanno rigettato». Ma Dio lo ha risuscitato dai morti, così che quella pietra rigettata «è diventata la pietra angolare». Il Cristo risuscitato, pietra angolare della Chiesa, ci motiva ad appartenere alla comunità senza scoraggiarci quando veniamo traditi, esclusi, delusi da incoerenze e divisioni. Gesù, morto e risuscitato, presente e vivo nell’Eucaristia, viene in nostro aiuto, essendo «la Via, la Verità e la Vita» (Gv 14,6).
Gesù viene in nostro aiuto come nostra «Via».
Il Cristo risuscitato, quando siamo turbati dai conflitti nella nostra comunità, ci indica un’unica via, che Egli ha sempre vissuto e appreso, fino alla sua morte sulla croce: la via dell’umiltà.
Nella storia della prima comunità di Gerusalemme, sorse un conflitto interno perché le vedove di cultura e lingua greca non erano rispettate e non ricevevano la stessa cura delle vedove di cultura e lingua ebraica. «Quelli di origine greca dicevano che le loro vedove erano trascurate nella distribuzione quotidiana del cibo» (At 2,1b). Sette uomini, «di buona reputazione, pieni di Spirito Santo e di saggezza» (At 2,3a), furono scelti per svolgere l’umile servizio di assistere le vedove con rispetto. Erano persone di buona cultura e di profonda conoscenza della Parola di Dio, come documentato dalla testimonianza di Stefano e Filippo. Tuttavia, queste persone, più di altre, furono scelte per prendersi cura delle povere vedove. Nella sua lettera ai Filippesi, l’apostolo Paolo esorta i cristiani di quella comunità a imitare gli stessi sentimenti di Cristo che «spogliò se stesso e umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte, alla morte di croce» (cfr. Fil 2,6-8). Ogni membro della comunità era invitato a rifiutare ogni sentimento e atteggiamento di «competizione e vanto», ma ad agire «con umiltà, considerando gli altri superiori a se stesso» (cfr. Fil 2,3). Ciascuno era invitato ad abbandonare quell’individualismo malsano che causa solo divisioni: «ciascuno non badi solo al proprio interesse» (Fil 2,4a). Ogni membro era invitato a «guardare anche all’interesse degli altri» (Fil 2,4b), cioè a condividere e ad aiutarsi a vicenda senza che ciascuno si aggrappi al proprio spazio di potere autonomo, pensando solo a se stesso.
Gesù viene in nostro aiuto come nostra «Verità».
Il Cristo risuscitato, quando siamo turbati dai conflitti nella nostra comunità, si offre a noi come «Verità». Nel linguaggio simbolico dell’evangelista Giovanni, questa bellissima parola, applicata a Gesù Cristo, può indicare due grandi ricchezze che il Cristo offre a coloro che credono in lui e perseverano nella comunità.
La prima ricchezza è la «Verità della Parola di Dio», che illumina e chiarisce tutti i processi di discernimento che conducono alla riconciliazione quando sorgono difficoltà nelle relazioni.
La seconda ricchezza è lo «Spirito di Verità» che già dimora in ogni essere umano. Nella comunità, possiamo imparare a invocare incessantemente lo Spirito Santo affinché i demoni del risentimento, della rabbia, delle incomprensioni, della tristezza, dello scoraggiamento, dell’invidia e dell’orgoglio siano scacciati dalla forza pervasiva della gratuità che è lo Spirito Santo stesso, promotore della comunione.
Gesù viene in nostro aiuto come nostra «Vita».
Se Gesù è venuto come il buon pastore, perché «tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10), quando ci sentiamo “senza vita”, scoraggiati, a causa di problemi relazionali nella nostra comunità, possiamo scegliere di fare anche noi un’opzione preferenziale per i più poveri e sofferenti. Promuovendo la dignità di chi soffre più di noi, impariamo a relativizzare le tensioni, a trovare vie di riconciliazione, perché tutti noi vogliamo essere, insieme, «pietre vive di questo edificio spirituale che è la Chiesa»
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