Pentecoste

Ci dicono i biblisti che la preoccupazione principale dell’evangelista Giovanni (il discepolo preferito da Gesù) nello scrivere il suo vangelo fosse quella di esortare tutti a non dare credito a nessun altro se non a Gesù.

La sua opera infatti è maturata in un ambiente culturale e in un’epoca nella quale numerose correnti di pensiero religioso esercitavano attrazione e fascino.

Da qui la sua insistenza sulla necessità di dare credito solamente a Gesù, la sua premura nel sottolineare la dinamica della fede, una fede fondata su solide basi di fatti concreti. Questa la sua precisazione: “Questi (fatti) sono stati scritti affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e, credendo, abbiate la vita nel suo nome”. (Gv.20,30).

L’evento ricordato in questa domenica di Pentecoste (la Cresima degli Apostoli; mancava Tommaso che presumibilmente l’avrà ricevuta successivamente) può essere meditato in molti modi per ricavarne nutrimento per l’anima, ma uno sopra tutti dovrebbe fare da base per tutti: chi viene scelto, per grazia e a diverso titolo, per essere mandato a testimoniare non dimentichi mai la dinamica del credere. Una dinamica che ha a che fare con fattori di stupore, dono, decisione repentina e qualcos’altro.

La dinamica del credere non è mai (o quasi mai) la tappa finale di un percorso fatto di pensieri, congetture, ipotesi, interpretazioni, spiegazioni dell’evento personalmente e concretamente vissuto (seppur talvolta possa paradossalmente essere propedeutica alla decisione di credere), ma la risposta gratuita e sorridente di Dio (grazia, vuol dire proprio questo) allo stupore dell’anima alla quale è stato donato di vivere quell’evento.

Ne è la prova il vissuto di Giovanni arrivato trafelato a vedere il sepolcro vuoto: “Allora entrò anche l’altro discepolo ch’era arrivato per primo al sepolcro, vide e credette”. (Gv.20,8).

Non si mette a pensare, Giovanni, e non corre il rischio di affogare nella palude del dubbio o a ipotizzare, a cercare spiegazioni, ma si abbandona subito al credere. Il passaggio dallo stupore alla fede è dono gratuito di Dio da riconoscere nell’immediatezze dell’evento e scongiura, quindi il rischio (anche per tutti noi) di perdersi nel labirinto delle spiegazioni razionali, nei meandri delle congetture, nelle sabbie mobili delle interpretazioni.

Un aforisma paradossale (ma neppure tanto): “Per chi crede nessuna spiegazione è necessaria; per chi non crede nessuna spiegazione è possibile”.

Il livello dell’intelligenza spirituale è superiore (se non “livello altro”) al livello dell’intelligenza razionale. “L’ultimo passo della ragione è quello di ammettere che vi sono cose che la superano”, ed anche: “Ci vuole tutta una vita per capire che non si può capire tutto”.

Ne deriva, in conclusione, che i cresimati di oggi, quali siamo tutti noi, custodiscano con cura nella memoria della loro anima la conferma del momento genetico della fede ricevuta, e rendano quotidianamente grazie allo Spirito per tale momento di grazia ricevuta per la loro salvezza.

Scarica Foglietto Avvisi Settimanale

 

Stampa Articolo Stampa Articolo

Articolo precedente

Ascensione del Signore

Articolo successivo

SS Trinità