Domenica XXV del tempo ordinario

Occorre decidersi per il Regno di Dio, perchè la fede ci impedisce di tenere il piede su due scarpe. Possiamo chiedere a Dio che abbia pietà della nostra condizione umana, dei nostri limiti, ma siamo anche chiamati a scegliere in quale campo vogliamo giocare la vita. Dobbiamo chiedergli che ci salvi dalla cupidicia delle ricchezze, poichè la forma di schiavitù a cui esse ci possono portare ci allontana dalla giustizia del Regno di Dio. La parabola dell’amministratore infedele trasmette a noi il messaggio centrale della radicalità del Regno di Dio: la vera “furbizia”, o meglio la saggezza che nasce dalla fede sta nel sapersi liberare dalle schiavitù materiali… del denaro, per operare il bene. Nella stessa direzione ci orienta un’invettiva del profeta Amos (I^ lett.) contro la mercificazione della persona: chi fa dell’economia il valore supremo, rischia di calpestare i poveri in nome del profitto. L’invettiva diventa appello alla conversione: la giustizia autentica non tollera complicità con la cupidigia che crea vittime senza voce. Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità. Questo è il messaggio centrale della II^ lett. che richiama l’attenzione di Gesù, unico mediatore fra umanità e Dio: in lui possiamo cambiare e orientarci di continuo verso il Regno di Dio.

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