Domenica XXIX del Tempo Ordinario

Il calice di Gesù … come Lui, in ogni istante di vita. Dare la propria vita in riscatto per molti. Il riscatto suppone un valore e un cambio. Sappiamo bene dalle cronache con quanta trepidazione i familiari dei sequestrati aspettino di conoscere il prezzo del riscatto per riavere indietro i loro cari. La mentalità corrente spinge a pensare e porre la massima attenzione a sé. Gesù invita al contrario: la massima attenzione è al dono di sé, a non tenere nulla per sé. Perché ciò che sei non ti appartiene, è degli altri: la tua capacità di pensare, di fare, di amare, di servire è chiamata a generare possibilità nuove perché la vita cresca sempre di più e tutti ne possano godere. Servire … parola magica che libera dall’egoismo. Come i servi sono attenti ai cenni dei padroni, così i nostri occhi sono rivolti a te, o Signore. Non perché tu sei nostro padrone, ma perché tu hai cura della nostra persona più di noi stessi e sai cosa è bene per noi. Tu pensa agli altri e Dio penserà a te. Donandoti, non ci perdi! … se stringi la sabbia tra le dita, scivola via. Se la vuoi trattenere, la tua mano deve rimanere aperta. Così per tutte le cose. Se le stringi, le fai morire. Se le lasci andare, le ritroverai nella vita degli altri e sarai molto molto beato … perché così facendo non muori più!

Dare la propria vita

Dare la propria vita in riscatto. Sappiamo bene cosa sia un riscatto. Siamo convinti di poter essere una moneta di scambio per guadagnare la libertà di molti? E come? Guardati intorno, molti aspettano che tu dia un po’ di te! Per sentirsi capaci di dare qualcosa di sé …

È incredibile come l’uomo con tanta leggerezza possa chiedere a Dio delle cose per sé. Non lo sfiora neanche il dubbio che ciò che chiede non sia bene per lui. Guarda solo a ciò che lo interessa e perde di vista tutto il resto, chi gli sta intorno ed è coinvolto nella sua vita, le conseguenze di ciò che chiede … Se solo riuscisse a percepirsi parte di un progetto universale, cadrebbe in adorazione di Colui che custodisce ogni storia umana e la intesse con le altre mentre l’uomo sceglie ciò che gli va. E quando non vive in sintonia con quanto Dio vorrebbe per lui, gli va dietro e con i cocci rotti delle sue fragilità rimette insieme qualcosa di meraviglioso! Se solo riuscissimo a stare per un attimo accanto al Padre della nostra vita e a vedere ciò che Lui vede! I figli di Zebedeo vanno dritti a Gesù: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Arditi! E Gesù li ascolta … Si parla di primi posti. Un amore preferenziale per Gesù oppure un arrivare primi rispetto agli altri apostoli? Sono disposti a tutto pur di averlo. Gesù risponde con la sua umanità: non sta a me concederlo. Non sono cose che si conquistano queste! La logica del regno dei cieli è la logica del dono. Il mistero della volontà del Padre è indicibile, non perché Lui non voglia parteciparlo a noi, ma perché la nostra comprensione è troppo piccola per poter afferrare e vedere simultaneamente tutte le storie umane dalla creazione del mondo fino alla fine dei tempi. Ci vuole un’altra logica. Non il mistero entra in noi, ma noi entriamo nel mistero. Non Dio è nostro possesso, ma noi siamo nel possesso di Dio. gli altri dieci si arrabbiano con Giacomo e Giovanni. E Gesù allora tenta di portarli verso altri pensieri. Chi detiene il potere e comanda su altri vive nella mentalità dell’oppressione. Chi è chiamato a stare con Gesù vive altro. Vuoi diventare grande? Mettiti a servizio dell’altro. Questa è la vera grandezza. Vuoi essere il primo? Sii schiavo di tutti. Vale a dire: tu sei grande perché sei tu non perché qualcuno ti ascolta o ti serve. Tu sei grande perché sei figlio di Dio, perché sei uomo, perché doni la tua vita … Una mamma “serve” il figlio non perché pensa di valere di meno del figlio ma perché lo ama e sa che il figlio ha bisogno di lei. Il linguaggio del vangelo lo comprende chi sta in sintonia con l’amore. Se tu ami una persona, è una gioia per te prevenire i suoi desideri, farle dei regali, sorprenderla con mille attenzioni per dirle, in tutti i modi possibili, che è importante per te. E la circondi di premure, stai nei tuoi pensieri anche mentre stai facendo altro … questo è il servire di cui parla Gesù, e in questo non ti interessa di essere primo o grande perché è prima e grande la persona che ami e tu ti senti piccolo perché è l’amore che ti fa sentire così, pronto a qualsiasi cosa per lei, anche a dare la vita. E la dai, tutta intera, sempre, ogni volta che ti metti in gioco senza condizioni o attese, per la sola gioia di essere dono, la gioia dell’appartenenza!

CONTEMPLAZIONE

Signore, quando tu sei con me la luce abita il mio sguardo perché ovunque ti vedo, ti riconosco, ti incontro. Tu, Signore dell’universo, oceano immenso che si racchiude in una carne umana … qui è il segreto dell’eternità nell’oggi. Più abito il mio limite e più posso fare esperienza di profondità, perché il limite che tanto vorrei non sentire è l’argine in cui scorrono le tue acque infinite. A me è chiesto di risalire alla sorgente, camminando lungo l’argine che mi fa da guida. Più resto in me, nella mia “insignificante” vita ordinaria più posso tendere l’orecchio interiore alla voce che nel silenzio mi attrae: Vieni a me! Rendimi capace di cercarti, unica gioia della vita mia!

Il vangelo dei piccoli

Gesù, ecco il Signore da servire! Chissà perché pensiamo che essere signori significa comandare ed essere serviti dagli altri … La grandezza di una persona la vedi non se sta lì a guardare te che fai le cose, ma se si rimbocca le maniche e condivide con te quello che stai facendo. Qui ti accorgi che la persona è attenta a te e a tutto ciò che fa parte di te. Allora puoi dire che non ci sono padroni e servi, ma persone capaci di volersi bene e aiutarsi. Quando ognuno mette il massimo di sé nelle cose che dice o fa per gli altri, dà la vita. Se invece sta lì ad aspettare che gli altri diano a lui, allora sì che è schiavo!!! Pensa di essere signore, padrone, il più importante, e invece è un povero perché non ha da dare nulla, pensa solo a ricevere, e quasi pretende che gli altri lo servano … Dare la vita in riscatto per molti: questo ci insegna Gesù. Ma come puoi farlo tu che sei ancora in crescita? È un discorso di moltiplicazione. Tu dai una mano, Gesù ci mette le sue e quel tuo gesto, piccolo piccolo, si moltiplica e diventa potente fino a fare miracoli. Lo dice sempre Gesù: A chi diventa piccolo come un bambino appartiene il regno dei cieli. Perché se la porta è stretta per entrarci bisogna diventare piccoli. Chi si crede di più degli altri e si gonfia di orgoglio svalutando tutti e pensando di essere il più, finisce per scoppiare. Basta una puntura di spillo per bucare un palloncino, una spina qualsiasi. Se hai sostanza, arrivi in fondo. Se sei tutta apparenza, ti dissolvi con niente. Tu sei grande e importante per il Signore, ma se non ti doni un po’ per giorno, quando sperimenterai di essere bello come un regalo?

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