Domenica V^ del Tempo Ordinario

Il simbolo della luce è presente in tutta la liturgia della Parola di questa domenica: si tratta della luce che proviene dalla relazione con la sorgente divina, che si irradia attraverso coloro che vivono in coerenza con la parola di Dio accolta e tradotta in scelte da essa ispirate. Il discorso della montagna, infatti, non è destinato a individui che vivono per se stessi, ma a credenti disponibili a farsi comunità per essere luce del mondo, sale della terra.  Nel Vangelo si può cogliere il significativo accostamento della duplice simbolo-gia, del sale e della luce, alla pagina precedente delle ‘beatitudini’. L’imma-gine del sale ci propone ci propone di essere una comunità di discepoli di Cristo capace di incidere nel mondo. E l’immagine della città sul monte e della lucerna posta sul lucerniere indica il compito missionario della comu-nità cristiana. La polemica di Isaia, nella prima  lettura, contro una pietà formalistica e vuota di significato, incoraggia alla vita di vera adesione al Signore, da manifestare negli atti di solidarietà sociale, assai più che nelle pratiche di una religiosità intimistica e fredda. Paolo, nella seconda lettura, continua a correggere anche in noi una visione deforme del Crocifisso e della ‘parola della croce’. E’ proprio in essa, infatti, che va cercato il faro che illumina e dà senso alla nostra esistenza. Se accogliamo l’invito del Signore ad essere luce e sale dobbiamo tendere a quella coerenza di vita, che diventi testimonianza significativa così da suscitare inquietudine e domande in chi osserva il nostro stile di vita cristiana e desiderio di imitarci.

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