Domenica II^ dopo Natale

I “vangeli dell’infanzia” non sono dei semplici racconti per bambini, o ad edificazione di persone pie. Sono la testimonianza della gloria di Dio presente in mezzo agli uomini. Riflettono già la gloria pasquale, la luce della risurrezione, perciò sono annunci del mistero centrale della vita cristiana. Gesù vive la sua vita umana nel nascondimento della sua casa e de suo ambiente.  E  tuttavia è Dio-con-noi, Gesù si assoggetta alla legge del suo popolo. E tuttavia è la Parola che illumina e salva. “Il Dio di nostro Signore Gesù Cristo apra il nostro cuore alla sua luce, per farci comprendere la speranza che dona la venuta del suo Figlio nel mondo e nella gloria… che siamo chiamati a condividere con lui”. Il Vangelo di oggi esprime con realismo e intensità la sfida della fede: Dio, per definizione il mistero inesprimibile, manifesta la sua gloria nella carne umana, si rende visibile dentro la storia degli uomini. Più tardi Gesù dirà a Filippo: “Filippo…, chi vede me, vede il Padre”. Tanti hanno potuto vederlo, toccarlo e udire le sue parole. Egli rimane in mezzo a noi continuamente esposto al rischio e al paradosso della fede. Nella I° lettura, uno dei testi più densi del Siracide, la  Sapienza parla come se fosse una persona: si presenta come fosse l’incarnazione della Legge, preannunciando il mistero di Gesù. Paolo nella II° lett. traccia una sintesi della benedizione che è per il mondo la presenza di Gesù. E conclude con un auspicio: “Il Padre della gloria vi dia uno spirito di sapienza… per una profonda conoscenza di lui”.

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