Domenica 3^ di quaresima

Vedremo se porta frutti

Senza di me non potete far nulla… Meditiamo, ci basta e ci avanza se riusciamo a portare con noi questa certezza! che libertà di cuore… Senza di me non potete far nulla… e poi allora potremo meditare: Farete cose più grandi di me…

MEDITAZIONE

L’uomo sembra stia tranquillo solo quando riesce a trovare un colpevole. Pilato aveva ucciso quei galilei… colpa loro… la torre di Siloe cadde su diciotto persone e morirono. Perché loro e non altri? Erano colpevoli… Gesù ci dà oggi una chiave di lettura degli avvenimenti cui noi generalmente diamo un’occhiata sommaria per concludere: Io non c’entro. La colpa non è altrove, è in ognuno di noi. Se siamo nati “fichi”, dobbiamo dare agli altri “fichi” da mangiare. La sterilità in tal senso non è ammessa. A ognuno è data la possibilità. È una colpa non fare fichi? No. Ma è una responsabilità il provvedere a che tutto sia possibile secondo la propria “struttura” naturale. Ha ragione Gesù a dire: “Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”. La morte non è la ricompensa di una colpa, bensì l’esito di una vita sterile. Tre anni il padrone della vigna ha cercato fichi. La decisione di tagliare la pianta non è venuta dall’oggi al domani. Tre anni, un tempo lungo di attesa nella speranza che qualcosa venisse fuori. Non ha senso che un fico non porti frutti, quindi è meglio mettere una pianta diversa. Il tagliare è la conseguenza logica di una presenza che non è presenza, che sfrutta ciò che servirebbe ad altri. Gesù nella sua umanità viene a curarci personalmente, a ridare ossigeno alla terra in cui siamo piantati, a smuovere ciò che è diventato impenetrabile, a mettere terra più ricca di fermenti vitali… un tentativo di novità, una possibilità. È stupendo il non fissare una scadenza. “Vedremo se porterà frutto per l’avvenire”… Un’attenzione che ci è data continuamente. Non sarà opportuno che la raccogliamo visto che siamo ancora in tempo di conversione? 

CONTEMPLAZIONE

Le tue cure sono quanto di più penetrante attraversa i sentimenti umani. Quando nessuno ti considera per quello che sei e provi un senso di amarezza perché ti sembra di sprecare i tuoi giorni,… quando vorresti qualcuno affianco che ti capisse e invece ascolti unicamente parole di biasimo e di rimprovero, parole vane e parole pesanti come mattoni… quando sogni che un’alba nuova sorga al tuo orizzonte e ti affacci alla finestra della tua anima per cercare uno sguardo, un qualcosa… quando tutto ti sembra ormai perduto… allora, in questa tua morte e desolazione del cuore, allora, puoi, anima mia, incontrare il suo volto e ascoltare nel silenzio la bellezza dell’universo che fluisci la vita. Non devi abbattere muri o demolire palazzi, tutto quello che è stato va bene… resta solo da aprire una porta e consentire all’Altissimo di entrare con te nella tua storia di ieri, di oggi, di domani. Lui ti restituirà ciò che sei, finiscila di cercarti tra le macerie… tu sei molto di più che tutto il tuo fare. Ora guardi te stesso e il tuo vivere da un vetro opaco, con lui puoi guardare tutto da un vetro trasparente… Donami, Padre, i frutti del mio essere uomo, un impastato di amore che non lascerà più andare a vuoto le tue parole… Amen. 

Il Vangelo in mano ai piccoli

Pensa di essere un fico. Stai lì, ti guardi intorno, chiacchieri con quell’albero e quell’altro, sogni di diventare una pianta meravigliosa, ma invece di affondare le radici verso un nutrimento valido stai lì a vivacchiare in quel pezzetto di terra dove ti hanno messo, sperando tempi migliori. Un giorno arriva il padrone e dice: Mi dai un fico? E tu sei costretto a dirgli: Non ne ho. Che vergogna! Un fico che non ha frutti… E allora ti giustifichi: Sai, il tempo non è stato buono, e poi questa terra è poco saporita, il vento mi ha buttato giù le gemme… Quando lui conclude e dice: Forse è meglio tagliare questa pianta se non riesce a fare i fichi. Sfrutta solo il terreno. Ti vengono i brividi allora, e incominci a pensare: Eh, se avessi tirato un po’ più linfa le mie radici si sarebbero allungate a cercare da mangiare, e se non avessi dormicchiato mentre tirava vento, avrei stretto a me i petali dei miei fiori e non sarebbero caduti… Ormai non posso più far nulla, è la fine. Ma una voce intercede: Padrone, posso pensarci io? Zappetto un po’ la terra, metto un po’ di concime e vediamo che fa. Incuriosito ti domandi chi sia che ti voglia così bene da non farti neanche andare a cercare terra buona, ma te la porta lui, chi sia che ti voglia così bene da non farti subito tagliare e che ti dà un’altra possibilità di farcela. Ti chini e lo vedi. È lì, anche lui ha le radici e il suo tronco è un po’ nodoso. I suoi rami sono ricurvi perché portano un frutto speciale, Gesù! Datti da fare, aiuta Gesù a farti fare frutti…

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