Battesimo del Signore

In una catechesi sul Battesimo durante un’udienza generale di un paio di anni fa, papa Francesco ha rivolto una domanda provocatoria a coloro che ascoltavano: “ve lo ricordate la data del vostro Battesimo?”

Leggendo quella domanda sono stato provocato anche io, e mi sono accorto che non ricordo la data precisa del mio battesimo, pur avendo richiesto il certificato di battesimo alla mia parrocchia per ricevere l’ordine presbiterale, come è anche richiesto a tutti per poter ricevere la Cresima e il sacramento del Matrimonio.

Ovviamente conosco la data del mio compleanno e quella dell’ordinazione presbiterale, ma per quanto riguarda il Battesimo non ho fissato nella mente la data precisa.

Questo penso dipenda dal fatto che non è usanza da noi celebrare questo anniversario, mentre ha molta più rilevanza celebrare la data di nascita. Eppure quando si celebra una data è perché si ritiene che quel fatto è fondamentale per la propria vita, sia a livello personale che comunitario. Se domandiamo ad una persona che ha ricevuto il Battesimo da adulto quando è stato battezzato, sicuramente quella data è bene impressa nella mente e nel cuore.

La provocazione del papa nel chiedere di conoscere la data del Battesimo, non è certamente per una questione superficiale di calendario, ma è l’invito a ripensare il significato di ciò che abbiamo ricevuto e di ciò che siamo diventati a partire da quell’evento.

In un rito molto semplice la nostra vita interiore cambia, ancora prima che noi stessi ne siamo consapevoli, perché i nostri genitori lo hanno scelto per noi e in questa linea ci crescono.

Mi aiuta a ripensare il Battesimo proprio l’episodio del battesimo di Gesù nel fiume Giordano. Nella liturgia questo giorno non è collocato in una data particolare della storia di Gesù (come la data di nascita che è fissa il 25 dicembre), ma in genere la terza domenica dopo il Natale, e conclude quello che si chiama “tempo di Natale”.

Con questa immersione purificatrice (battesimo significa immersione) Gesù completa la sua manifestazione al mondo e rende chiaro il suo progetto di azione tra gli uomini. Lui è venuto ad immergersi nella realtà umana, specialmente quella che riconosce il proprio limite e ha bisogno di conversione a Dio. Ed è proprio in questo “abbassamento” totale (significato dal suo immergersi e riemergere dall’acqua) che il cielo si apre su di Lui e Padre e Spirito Santo si uniscono al Figlio, unendo cielo e terra, realtà umana e divina.

Questo uomo Gesù nella sua piena umanità è indicato al mondo come luogo in cui lo Spirito di Dio trova casa. L’immagine della colomba richiama un detto popolare che diceva che ogni colomba cerca sempre il proprio nido, e così lo Spirito Santo ha la propria casa nell’umanità di Gesù. E la voce potente che scende dal cielo entra nelle orecchie di Gesù ma è destinata a toccare il cuore: “Tu sei il Figlio mio, l’amato…”

Questo è il Battesimo cristiano, ed è così che vorrei ricordarlo e viverlo.

Il Battesimo ricevuto in quel giorno particolare in cui i miei genitori mi han portato nella chiesa del mio paese, ho ricevuto un dono speciale di grazia che mi rende come Gesù, cioè amato da Dio e da Lui inviato ad amare sullo stile di Gesù.

Tutti gli uomini sono figli di Dio e amati da lui, ma il Battesimo ricevuto me lo ricorda nel profondo, e mi invia in modo speciale nel mondo a far sì che tutti sentano questo amore, così come ha fatto Gesù, pronto anche a donare la vita pur di non fallire questa missione. E in questo il Vangelo rimane il punto di riferimento indispensabile perché la memoria del Battesimo non sia spazzata via…

Se non ricordo la data esatta del Battesimo, spero però di non dimenticare mai il senso profondo di questo evento che ha avuto un giorno e un luogo particolari come inizio, ma che vivo ogni giorno e ovunque mi trovo.

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